Da dove arriva la nostra capacità di amare?

 

Da come siamo stati amati!

Una consapevolezza che mi ha sempre affascinato da quando molto tempo fa sono venuta a conoscenza di questa teoria che è stata cardine e base di molti studi successivi.
La teoria dell’attaccamento.
Ma di cosa si tratta?

Il suo fondatore é Bowlby psichiatra degli anni 30 che, attraverso i suoi studi e la sua esperienza, é arrivato a considerare che il rapporto del bambino con la mamma sia di notevole importanza per il suo sviluppo sociale, emotivo e cognitivo. In particolare, lo ha portato a sviluppare l’idea che le separazioni infantili precoci con la madre possano creare problematiche relazionali e disturbi psicologici in età successive. Dai suoi studi è emerso che il genitore fornisca sicurezza e protezione e permetta di aumentare le chance di sopravvivenza del bambino.
Secondo Bowlby, i bambini hanno un bisogno universale di cercare una stretta vicinanza con il loro genitore quando sono sotto stress o minacciati e riesco a crearlo attivando il sistema di attaccamento. Il modello che si crea dalla relazione è un modello che viene interiorizzato e che il bambino userà nelle sue successive relazioni.
Che cos’è un sistema di attaccamento?

È un sistema comportamentale innato che si è sviluppato per garantire al bambino maggior sopravvivenza attraverso la vicinanza protettiva di un membro della stessa specie “più forte e più saggio”.

Sono stati identificati 4 stili d’attaccamento che si sviluppano durante l’infanzia legati alla persona che si prende cura del bambino (qui mi riferisco per praticità alla mamma, ma si riferisce alla persona che si prende cura dal bambino).

– Attaccamento Sicuro:  la mamma è recettiva, capace di accogliere i bisogni del bambino in modo amorevole e questo influenza gli stati mentali ed è un requisito essenziale per lo sviluppo di relazioni sociali solide ed emotivamente coinvolgenti. Il bambino è molto felice quando il genitore è intorno a lui, diventa triste e infastidito quando se ne va, ma si sente sicuro che tornerà.

– Attaccamento Ambivalente: la mamma cerca di entrare in connessione con il figlio con modalità che non corrispondono ai suoi segnali, le sue emozioni interferiscono con le sue capacità di percepire quelle del bambino. Nel bambino si genera un senso di disagio che non viene controllato dal contatto con il genitore; nelle coppie evitanti i bambini imparano ad ignorare lo stato mentale del genitore sviluppando strategie che disattivano i meccanismi di attaccamento, le relazioni ambivalenti forzano il bambino a una continua attenzione nei confronti della figura di attaccamento.

– Attaccamento Evitante:  la mamma ha comportamenti di trascuratezza o rifiuto, emotivamente distante e relativamente insensibile al proprio bambino. Il bambino tende a minimizzare la ricerca di contatto e a ridurre le aspettative.

– Attaccamento Disorganizzato: la mamma ha comportamenti conflittuali che possono riassumersi con la frase “vieni qui e vai via”. Il bambino può subire abusi fisici, sessuali o emotivi da parte dei familiari. La figura di attaccamento non induce tranquillità, ma terrore. È spesso associato ad ambienti familiari gravemente disfunzionali.

 

Qual è il file rouge con la relazione di coppia in età adulta?

Si sono fatti diversi studi e la ricerca è continua. Una ricerca di Hazan e Shaver (1987) ha spiegato bene il collegamento tra attaccamento infantile e amore di coppia.
I risultati testimoniano come le differenze nell’attaccamento tra adulti nella coppia siano legate a differenze degli stili di attaccamento personali delle singole persone. Un aspetto importante è sapere che lo stile di attaccamento non si rivela nella fase iniziale chiamata “luna di miele“, ma al contrario durante le crisi. Il modo in cui gestiamo i conflitti nella relazione determinerà il modo in cui ci relazioniamo con l’altro.

Vediamo con attenzione :
– Attaccamento sicuro: se entrambi i partner si sentono sicuri, possono godere della reciproca compagnia e sono onesti tra loro. Si sentono a proprio agio nel condividere pensieri e sentimenti intimi così come il loro spazio per fare le cose . Le loro narrazioni sono fluide e coerenti, rivelano capacità di parlare in maniera relativamente oggettiva del passato e di riconoscere le influenze che i genitori hanno esercitato sul loro successivo sviluppo. Una persona con uno stile di attaccamento sicuro apprezza l’intimità, non teme di essere abbandonata, mostra un’alta autostima e maggiore fiducia in se stessa nelle situazioni sociali.

– Attaccamento Ambivalente: può portare a relazioni ansiose ed insicure, basate su comportamenti controllanti ed imprevedibili. Una persona con questo attaccamento può cercare di cambiare l’altro partner, controllare le sue azioni o persino i suoi pensieri (es. con chi parla, cosa fa).

– Attaccamento Evitante: può portare a relazioni rigide e distanti, spesso caratterizzate da mancanza di fiducia ed inflessibilità. Per le coppie evitanti l’intimità è rischiosa e c’è una forma di paura nella relazione. L’ obiettivo principale è evitare il conflitto. Lasciano che il loro partner prenda le decisioni per evitare discussioni e rinunciano ad esprimere i loro desideri nella relazione. Tendono inoltre a tenersi dentro le loro emozioni ed a sentirsi molto soli.

– Attaccamento Disorganizzato: può portare a relazioni ansiose, insensibili, caotiche ed esplosive. La persona con questo attaccamento mostra caratteristiche simili a quelle di attaccamento evitante ed ambivalente combinate insieme. Infatti, in queste relazioni ci sono di solito molti alti e bassi e si sperimenta una quota elevata di angoscia.

 

È solo un piccolo scorcio di questa incredibile teoria e di tutti i suoi studi successivi. Siamo una macchina complessa, complicata, ma molto funzionale e se scopriamo i meccanismi che sottostanno a certi comportamenti possiamo intervenire per migliorare le relazioni. La terapia di coppia presuppone anche questo scorcio.

È molto utile capire il tipo di stile di attaccamento dei singoli individui per migliorare  il rapporto di coppia.

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